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Sarà il regista Paolo Virzì, ultimo erede dei segreti della commedia italiana, protagonista della sezione Ingrandimenti del 13° Genova Film festival, curata dal critico Oreste de Fornari. Abile
ritrattista del piccolo mondo provinciale italiano, Virzì ha raccontato
negli anni, con sguardo solidale e pietoso, la vita e i sogni
dell’italiano medio; dalla casalinga prorompente che vuole diventare
una stella della televisione, alla giovane laureata disoccupata
costretta a lavorare in un call center. È uno dei pochi registi che
coglie l'Italia per quella che è effettivamente; rocambolesca, un po’
volgare, approssimativa e spavaldamente ignorante, ancora lontanissima
dal mito contemporaneo della globalizzazione. Il Festival dedicherà a Virzì una retrospettiva completa. Biofilmografia di Paolo Virzì Nato
nel 1964 a Livorno dopo l'esperienza giovanile in un paio di
filodrammatiche livornesi, dove dà prova di versatilità recitando,
dirigendo e scrivendo testi teatrali, lascia Livorno per Roma dove nel
1987 si diploma sceneggiatore al Centro sperimentale di cinematografia.
Tra i suoi insegnanti c’è Furio Scarpelli che diventa il suo maestro;
con lui collabora alla sceneggiatura di Tempo di uccidere
(1989) di Giuliano Montaldo, tratto dal romanzo di Ennio Flaiano. Tra
la fine degli anni '80 e i primi anni '90, Virzì dà il proprio
contributo alle sceneggiature di Turné (1990) di Gabriele Salvatores, di Condominio (1991) di Felice Farina e di Centro storico (1992) di Roberto Giannarelli. Lavora con lo scrittore napoletano Raffaele La Capria all'adattamento di Una questione privata di Beppe Fenoglio per un film-tv diretto da Alberto Negrin. Spronato dal produttore Angelo Rizzoli, Virzì debutta nella regia nel 1994 con La bella vita (interpretato
da Sabrina Ferilli e Massimo Ghini) dove descrive l'irreversibile crisi
d'identità della classe operaia attraverso la vicenda di un triangolo
sentimentale di ambientazione popolare. Presentata con successo nel
1994 alla Mostra del Cinema di Venezia, l'opera prima di Virzì ottenne
il Ciak d'oro, Il Nastro d'Argento e il David di Donatello nella
categoria "Migliore Regista Esordiente". Nel successivo Ferie d'agosto
(1995), commedia interpretata da un cast formidabile (Silvio Orlando,
Laura Morante, Ennio Fantastichini, Sabrina Ferilli, Piero Natoli),
Virzì riflette sulla rivoluzione politica italiana dopo l'avvento del
maggioritario e la discesa in campo di Silvio Berlusconi e sulla
trasformazione di un paese improvvisamente chiamato a schierarsi su due
fronti politici contrapposti. Ferie d'agosto vince il David di Donatello come miglior film dell'anno. Prende il nome da un quartiere di Livorno una tra le più sentite e personali opere di Virzì, Ovosodo (1997),
film che tratta di un giovane inadeguato alla vita. La storia,
nonostante la forte connotazione locale, ha uno straordinario successo,
conquistando critica e pubblico e la giuria del Festival di Venezia che
assegnerà al regista il Gran premio della giuria. Nel 1999 dirige Baci e abbracci
dove attraverso la storia corale di un gruppo di ex-operai intenzionati
ad aprire un allevamento di struzzi nella Val di Cecina, Virzì ritrae
ancora una volta l'Italia di provincia sedotta dalla modernità. I
dissesti finanziari di Vittorio Cecchi Gori, produttore e distributore
dei primi film del regista, bloccano le riprese del picaresco My Name Is Tanino (2002).
La storia racconta di Tanino, giovane in fuga dalla sua Sicilia per
inseguire vanamente il sogno americano. Alla città di Roma il regista
dedica Caterina va in città (2003). Questa volta il
ruolo dello sprovveduto provinciale che osserva il mondo circostante è
ricoperto dalla piccola Caterina catapultata dalla tranquilla Montalto
di Castro nella labirintica capitale per volontà dell'ambizioso padre,
un livoroso pseudo-intellettuale di provincia interpretato da un
bravissimo Sergio Castellitto. Per questo film Margherita Buy vince il
David di Donatello e il Nastro d'Argento 2004 come miglior attrice non
protagonista, mentre Alice Teghil si aggiudica il premio "Guglielmo
Biraghi". Con N - Io e Napoleone (2006) per la prima
volta Virzì affronta un film storico in costume, adattando un romanzo
di Ernesto Ferrero che arricchisce con precisi riferimenti
all'attualità. N, infatti, è una riflessione sul rapporto tra
l'intellettuale e il potere nell'età contemporanea. Con il corale Tutta la vita davanti (2008) Virzì realizza uno dei suoi film più amari. Commedia grottesca sul mondo del lavoro, Tutta la vita davanti
è ambientata in un call center, dove è la precarietà (lavorativa,
sentimentale ed esistenziale) la vera protagonista della vicenda. Il
film ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali: il Nastro
d'Argento e il Globo d'Oro come miglior film, il Ciak d'Oro come
miglior film e miglior regia. Nel 2001 Paolo Virzì fonda la casa di
produzione Motorino Amaranto, con cui produce e dirige a Livorno
nell'Agosto del 2008 L'uomo che aveva picchiato la testa,
un documentario sul cantautore Bobo Rondelli. Il 15 Gennaio 2010 è uscito nelle sale il suo ultimo film: La prima cosa bella.
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